Non è facile sintetizzare in poche righe i perchè di una crisi immobiliare come quella che stiamo vivendo negli ultimi anni ma si può almeno cercare di capire cosa è successo.
Dal 1997 al 2007 i prezzi delle case sono aumentati ovunque.
Negli Stati Uniti si sono moltiplicati per 2,6 volte, più o meno come in Francia e Scadinavia, mentre in Gran Bretagna e Spagna si sono triplicati.
Poi il mercato immobiliare USA si è fermato, e, complice il sistema creditizio che negli Stati Uniti incentiva il credito al consumo e che spesso concede mutui a chi non si può permettere di pagarli, complice la cartolarizzazione dei mutui come pratica di investimento, si è cominciato a parlare di bolla immobiliare.
La situazione finanziaria si è aggravata, coinvolgendo anche colossi bancari, la bolla è scoppiata, e non senza danni, trascinandosi dietro anche altri Paesi.
I prezzi, per necessità, hanno iniziato a scendere : - 35% negli Stati Uniti con delle punte del 50% (ma il Tesoro Americano ha stimato un'ulteriore discesa del 22% nel 2009 e del 7% nel 2010), punte del -20%/30% in Gran Bretagna e Spagna e cosi via.
E in Italia nel frattempo cosa è successo?
In Italia dal 1997 al 2007 i prezzi degli immobili sono raddoppiati e questo a confronto col potere d'acquisto degli italiani è una enormità, infatti, anche deflazionati per il salario medio, i prezzi sono aumentati del 60%, meno che negli USA (95%) ma pur sempre molto.
La crescita dei prezzi delle case in Italia, a dire il vero, è stata determinata in gran parte dal passaggio dalla Lira all'Euro.
Nello stesso periodo, i bassi tassi di interesse sui mutui, che hanno attirato acquisti da parte di categorie giovani, ed il cattivo andamento dei mercati finanziari, che ha dirottato sul mattone liquidità prima investite altrove, hanno causato un aumento della domanda speculativa (acquisto a scopo di investimento) da parte di privati e aziende che ha fatto definitivamente lievitare il mercato.
Quando, dopo pochi anni, l'acquisto per investimento è sparito, il mercato si è trovato in una situazione in cui, contemporaneamente, l'aumento dei tassi sui mutui e la contrazione nella concessione dei finanziamenti, da parte degli istituti di credito, stava frenando anche l'acquisto da parte di acquirenti giovani o di origine extracomunitaria, riducendo di una buona percentuale gli acquisti immobiliari.
Questo ha portato, in breve tempo, ad una notevole contrazione del numero delle transazioni: -23,3% nel secondo trimestre 2009 rispetto all'identico periodo del 2007.
L'adeguamento dei prezzi (almeno secondo i dati ufficiali) è invece più contenuto: -6,5% la diminuzione nel 2008 (secondo uno studio di Scenari Immobiliari) e una diminuzione attesa del 9% (secondo altri) per il 2009.
Dopo oltre 10 anni di crescita ininterrotta i prezzi hanno invertito la tendenza mentre il livello delle transazioni è sceso ai valori del 2.000.
Una bolla quindi c'è anche da noi, forse non grave come quella di altri paesi ma c'è, e siamo solo alla prima fase: quella della diminuzione del numero delle transazioni a cui dovrà necessariamente fare seguito un ulteriore adeguamento dei prezzi che, riportando un equilibrio nel valore reale degli immobili, consentirà una ripresa del mercato.
Al di là dei dati ufficiali, che riflettono sempre con un pò di ritardo la situazione in atto, sempre più spesso si vedono prezzi di proposte immobiliari che nell'ultimo anno sono state ritoccate al ribasso di almeno un -10% (giornali, locandine, internet, vetrine immobiliari) e spesso si arriva alla fine della trattativa con un altro ritocco del prezzo verso il basso.
Si dice che l'indebitamento contenuto degli italiani, unito alla storica prudenza degli istututi di credito "nostrani" nel concedere i mutui, dovrebbe mettere l'Italia al riparo dalle conseguenze derivanti da una caduta dei prezzi, ma chi ha comprato casa dal 2004 in poi (46% dei mutui totali delle famiglie), quando i prezzi erano già saliti del 60% dai minimi, rischia ora di vedere il suo investimento andare in perdita.
I tassi di interesse sono scesi ad un livello molto basso (2,5 % circa il tasso variabile e 5% circa il fisso) e gli istituti di credito ora concedono mutui che vanno dal 40% all'80%, del valore dell'immobile, a seconda della situazione finanziaria dei clienti e adeguandoli alla stessa.
L'offerta di immobili, sia nuovi che usati, non manca, i prezzi sono però ancora troppo elevati rispetto al potere d'acquisto degli italiani.
Tanto per fare un esempio: 20 anni fa nella cittadina in cui abito (Italia centrale, 45.000 abitanti) era possibile acquistare un appartamento in condominio (95 - 100 mq calpestabili zona residenziale) con 100 milioni delle vecchie lire, le banche concedevano mutui mediamente fino al 70% dell'importo, i tassi di interesse (solo fissi all'epoca) si aggiravano intorno al 9% e lo stipendio medio di un impiegato era intorno a 1 milione di lire.
Oggi, nella stessa cittadina, un appartamento nuovo in zona residenziale (95 - 100 mq lordi, quindi compresa una parte dei muri) costa almeno 300.000 Euro e lo stipendio medio di un impiegato è 1.500 - 1.800 Euro. Il potere di acquisto per il settore immobiliare in 20 anni si è quasi dimezzato!
E i bassi tassi sui mutui non compenseranno mai questo squilibrio.
Non dimentichiamo inoltre che il settore immobiliare, e di conseguenza l'edilizia in genere, è uno dei settori trainanti dell'economia italiana in grado di condizionare, in positivo o in negativo, una buona parte del mercato economico quindi prima si adegueranno i prezzi prima usciremo dalla crisi.
Fonti dati: Agenzia del Territorio, Scenari Immobiliari