Situata a soli 10 Km dal mare, in posizione collinare tra Senigallia e Jesi, Morro d'Alba domina la campagna circostante.
Il territorio di Morro d'Alba fu importante fin dall'antichità come crocevia fra i due fiumi Misa ed Esino e inoltre, in età romana, come luogo collocato lungo l'asse stradale che univa Ostra a Senigallia. Lungo questa strada, in contrada Sant'Amico, sono stati ritrovati i resti di due ville romane ed altri importanti reperti, come un medaglione aureo raffigurante il re Teodorico venuto alla luce nel 1984, che testimoniano la presenta di un insediamento abitato anche nel periodo gotico.
Quando calarono i Longobardi sparì il sito romano sull'altura di Sant'Amico e si formò un presidio longobardo sul punto più alto della collina. La fondazione della pieve di Morro, primo esempio di organizzazione territoriale, viene fatta risalire, sulla scorta di dati storiografici, al 1197. Nel 1213 passò poi alla curia di Jesi ed in quell'occasione il sito di Morro venne definito per la prima volta "castrum", benché nel corso del secolo venisse ancora ricordato come semplice villa.
La decadenza di luoghi di minore importanza, flussi migratori provenienti dalle zone interne dell'Appennino e dell'Italia del nord e l'arrivo di albanesi provocarono nei secoli XIV e XV l'incremento demografico di Morro.
Conosciuto come Castello di Jesi dal XIV secolo, rimase fedele al governo della città, sotto il cui dominio rimase fino alla caduta dell'"Ancien Regime" nella Marca. Nel 1862, il nome del comune venne trasformato definitivamente in Morro d'Alba.
Il Castello di Morro D'Alba rappresenta un esempio del tutto caratteristico di borgo murato: unico caso, noto in Italia, di un paese-castello interamente circondato da portici incardinati sulle mura. Questi formano un cammino di ronda, ininterrottamente coperto, detto "La Scarpa", punteggiato da sei torrioni con la base pentagonale, da cui si aprono magnifici belvederi.
Di notevole importanza è anche un labirinto di grotte spesso collegate tra loro da gallerie che costituiscono una specie di seconda città sotterranea. Dall’esterno delle mura sono ancora visibili piccole feritoie dalle quali l’interno di queste grotte riceve luce ed aria. In passato erano utilizzate soprattutto per la conservazione dei cibi, ma di certo servivano in momenti difficili per la popolazione come rifugio sicuro. Prova ne è anche la presenza di pozzi a cui si poteva attingere acqua di vena. Alcuni di questi sotterranei sono oggi visitabili dietro autorizzazione dei proprietari delle case sovrastanti.
In una parte di queste grotte opportunamente restaurate è in programma il trasferimento dei già esistente “Museo Utensilia” che ospita in sette sale una raccolta ragionata di oggetti tradizionali della Cultura Mezzadrie.
Diverse sono le chiese presenti sul territorio comunale. Fra queste, nel cuore del paese, la chiesa parrocchiale di San Gaudenzio, del XVIII secolo, e la chiesa di San Benedetto, a pianta intera senza navate laterali, che custodisce un dipinto del XVI secolo. Nella chiesa del Santissimo Sacramento si conservano, oltre a due tele del '600, arredi e paramenti dell'omonima confraternita. Nella sala consiliare del Palazzo comunale sono invece conservati alcuni dipinti che dovranno essere esposti nella Pinacoteca civica, in via di allestimento nella chiesa di Santa Teleucania. Tra le opere raccolte, particolarmente interessante è una tela di Claudio Ridolfi con "L'incoronazione della Vergine e Santi", eseguita dal pittore veneto tra il 1610 e il 1615.
Museo "Utensilia" - Il museo, nato come sezione staccata del Museo della Mezzadria di Senigallia, raccoglie materiali superstiti del mondo rurale, documentando una realtà che, fino a pochi decenni addietro, rappresentava quella economicamente dominante. L'esposizione, ospitata nei locali delle ex scuole elementari, si articola in sette sale, dove le centinaia di oggetti da lavoro dell'antica cultura contadina si presentano ai visitatori ordinati secondo il criterio delle materie prime con cui sono stati costruiti.
Il vino "Lacrima di Morro d'Alba", riconosciuto a denominazione di origine controllata nel 1985, è conosciuto sin dai tempi remoti.
Sembra se ne parli in alcuni scritti risalenti all'epoca dell'antica Roma. Narra la leggenda che nel 1167 Federico Barbarossa lo poté apprezzare allorché, posto l'assedio alla città di Ancona, scelse come propria dimora il Castello di Morro d'Alba.