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La città di Castel Colonna

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Castelcolonna è un piccolo centro storico costruito su uno sperone naturale. L'accesso al borgo è sottolineato da una porta bastionata, denominata Torre Vittoria Colonna.
Frequentato fin da epoca molto antica dai piceni, l'attuale centro di Castel Colonna era chiamato anticamente Tomba di Senigallia. Cambiò in seguito più volte nome, sulla spinta del susseguirsi degli eventi storici (Gastelanica, Vico Vittoria e Castel Vittoria), per assumere, nel 1921, l'attuale denominazione in onore di Vittoria Colonna, nipote di papa Martino V e sposa di Carlo Malatesta, qui vissuto nella prima metà del Quattrocento. 
Il territorio soggetto alla corte di Tomba era vasto e si estendeva tra Montignano e Roncitelli. Di castello di Tomba si parla espressamente in una bolla di Bonifacio VIII del 16 aprile 1300, diretta appunto ai "figli, università e uomini del castello di Tomba", nella diocesi di Senigallia. Nella relazione del cardinale Albornoz (1358), che recuperò queste terre alla Chiesa, Tomba figura come uno dei castelli di Senigallia, di cui prese possesso, per parte della Chiesa stessa, il vescovo di Senigallia Ugolino Federicucci. Gregorio XI con bolla del 24 maggio 1377 accolse la richiesta della "universitas" di Tomba di staccarsi da Senigallia, costituendola in feudo sotto il diretto dominio della Santa Sede e organizzandola in vicariato. Tale concessione fu confermata da Bonifacio IX con bolla del 16 aprile 1394. In seguito Tomba entrò a far parte della signoria dei Malatesta, ai quali Bonifacio IX nel 1399 aveva confermato, fra le altre, la signoria di Senigallia. Martino V, nel 1430, concesse a Carlo Malatesta Senigallia ed il suo territorio. Il castello di Tomba, unitamente ad altri centri fortificati, fu dato in feudo, quattro anni dopo, a sua moglie Vittoria Colonna, alla quale si deve la costruzione della porta turrita del castello di Tomba. Alla morte di Vittoria Colonna (1458) Tomba passò sotto il governo di Sigismondo Malatesta. Dopo la sua sconfitta al Cesano, nel 1462, ad opera delle truppe pontificie guidate da Federico Montelfeltro, i territori soggetti alla sua signoria vennero riconsegnati al papa, che il 28 novembre 1463 concesse Senigallia ed il suo territorio al nipote Antonio d'Aragona De' Piccolomini. Il 28 dicembre 1474 il pontefice Sisto IV ne investì il nipote Giovanni della Rovere, col titolo di duca. Costui, nel 1475, con l'emanazione del relativo statuto, istituì una circoscrizione giudiziaria comprendente oltre alla comunità di Tomba, che ne fu capoluogo, quelle di Ripe e Monterado. Tale circoscrizione prese il nome di Commissariato. Con questa identità territoriale, nonché giuridico-amministrativa, Tomba entrò a far parte del ducato d'Urbino, insieme alle altre terre dei della Rovere, quando questi ultimi salirono al trono del ducato nei primi anni del Cinquecento, essendosi estinto il casato dei Montelfeltro. Nel 1530 i tre castelli di Tomba, Ripe e Monterado furono concessi in feudo ad Ambrogio Landriani sino al 1575, quando, essendo la famiglia priva di eredi, il Commissariato di Tomba rientrò nel dominio diretto del duca d'Urbino. Un'ulteriore infeudazione di Tomba, Ripe e Monterado a favore del marchese Giulio della Rovere avvenne nel 1626, sino alla devoluzione del ducato di Urbino alla Santa Sede (1631). In quell'occasione sul territorio del ducato fu inviato a governare un cardinale legato. Per tutto il restante periodo di antico regime Tomba si configurò come centro della Legazione di Urbino e Pesaro e capoluogo dell'omonimo Commissariato. Nell'epoca prenapoleonica la comunità di Tomba fu governata da più organismi, sia collegiali che individuali, che si occupavano dell'amministrazione dei vari settori della cosa pubblica. Nel 1797, in seguito all'occupazione dei centri amministrativi della Legazione apostolica di Urbino e Pesaro da parte delle truppe francesi, Tomba giurò fedeltà alla Repubblica francese. Nel 1798, sollecitata dalla municipalità di Senigallia, aderì a quest'ultima e ne seguì le sorti sino ad entrare nella Repubblica romana. Nella distrettuazione di quest'ultima, l'intero Commissariato di Tomba fu compreso nel distretto di Senigallia ed iscritto nel IV cantone di Corinaldo. Con la prima restaurazione (giugno del 1799) tornarono i precedenti ordinamenti pontifici, ma nell'aprile del 1808 le Marche e con esse Tomba furono unite al regno napoleonico. Nel 1816 il comune di Tomba, unitamente ai comuni di Monterado, Ripe e altri, venne compreso nella Delegazione di Pesaro e Urbino, ed iscritto nel governo distrettuale di Senigallia. Con l'unità d'Italia Tomba entrò a far parte della provincia di Ancona e fu compreso nel XIV mandamento di Senigallia. Negli anni successivi al nome di Tomba venne unita la specifica di Senigallia, ma l'antico nome di Tomba fu definitivamente mutato, come già accennato, con r.d. n. 1698 dell'8 novembre 1921.

L'arte di Castelcolonna è rappresentata dalla Torre Vittoria Colonna, porta in laterizio del XIII secolo, successivamente ristrutturata, merlata, che conserva all'interno (connotato da una doppia arcata) una lapide del 1457 e la cinta muraria, del XIII secolo, abbastanza rimaneggiata, che presenta nella parte più antica una scarpata con parapetto e cornice di beccatelli. Il nucleo religioso è rappresentato dalla Chiesa Parrocchiale di San Mauro Abate.
Castelcolonna ha tre frazioni: CroceFrancavilla e Giombino. 

 

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